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Autonomia differenziata, Anelli (FNOMCeO): "Chiediamo alla politica di rivedere il testo, prima di partire con l'autonomia vanno colmate le disuguaglianze di salute"
ven 03 feb, 2023


Rivedere il Disegno di legge sull'Autonomia differenziata che, presentato dal Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, arriverà oggi alle 16 sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

È questo l’appello che il Presidente della Fnomceo, l’Ordine nazionale dei Medici, Filippo Anelli, rivolge alla politica. Lo fa in un video realizzato per Fnomceo Tg Sanità e diffuso in anteprima.

Tutte le persone sono uguali davanti alla Repubblica – esordisce Anelli - come recita benissimo l’articolo 3 della Costituzione, che dichiara che ogni persona è uguale per lo Stato, senza distinzione alcuna, senza differenza di censo, di stato, di opinione, di lingua, di religione, di sesso e così via. E anche per la salute vale la stessa questione: ad. ogni persona presente sul territorio nazionale, lo Stato, la Repubblica garantisce il diritto alla salute. Orbene, il testo che è stato presentato sull'autonomia differenziata, che esalta ovviamente il ruolo delle Regioni, rischia di non essere un testo che aiuta a colmare le differenze che, purtroppo, esistono sul territorio nazionale, le disuguaglianze in tema di salute”.

Disuguaglianze che, storicamente consolidate sul nostro territorio, sono state esacerbate dalla pandemia: secondo un recente studio di Save The Children, un neonato di Firenze ha un’aspettativa di vita di quasi quattro anni in più rispetto a uno di Caltanissetta. Mentre un bambino nato nel 2021 in provincia di Bolzano ha una speranza di vivere in buona salute per 67,2 anni, contro i 54,2 di uno nato in Calabria.

Noi tutti abbiamo giurato – continua - come professionisti, come medici, all'inizio del nostro lavoro, diconsiderare le persone tutte uguali, ma le differenze che ci sono in termini di sopravvivenza tra Nord e Sud,  tra centro e periferia di una città, tra ricchi e poveri rendono questa. nostra aspirazione difficile”.

Ecco – conclude il presidente dei medici italiani - noi chiediamo alla politica di rivedere quel testo, di considerare, prima di partire, rispetto all'autonomia, di colmare le differenze: di colmare le differenze di accesso al servizio sanitario nazionale, di modificare gli indici che danno per privilegiati quelli che, per luogo di nascita o di residenza, hanno una possibilità di sopravvivenza maggiore rispetto a quelli che vivono in aree geografiche più disagiate e che invece hanno un'aspettativa di vita e di salute molto più bassa”.

Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/RIXpHnC5zOo

Scarica il video: https://we.tl/t-egLRP6UzUp

Comunicato Stampa del 2 febbraio 2023

Trascrizione letterale
Tutte le persone sono uguali davanti alla Repubblica, come recita benissimo l’articolo tre della Costituzione che dichiara che ogni persona è uguale per lo Stato, senza distinzione alcuna, senza differenza di censo, di stato, di opinione, di lingua, di religione, di sesso e così via. E anche per la salute vale la stessa questione. Ad ogni persona presente sul territorio nazionale, lo Stato, la Repubblica garantisce il diritto alla salute. Orbene, il testo che è stato presentato sull'autonomia differenziata, che esalta ovviamente il ruolo delle regioni, rischia di non essere un testo che aiuta a colmare le differenze che purtroppo esistono sul territorio nazionale, che rappresentano le disuguaglianze in tema di salute. Noi tutti abbiamo giurato come professionisti, come medici, all'inizio del nostro lavoro, di considerare le persone tutte uguali, ma le differenze che ci sono in termini di sopravvivenza tra Nord e Sud, tra centro e periferia di una città, tra ricchi e poveri rendono questa nostra aspirazione difficile. Ecco, noi chiediamo alla politica di rivedere quel testo, di considerare come dire prima di partire rispetto all'autonomia, di colmare le differenze, di colmare le differenze di accesso al servizio sanitario nazionale, di modificare gli indici oggi che danno per privilegiati quelli che hanno una sopravvivenza maggiore rispetto a quelli che vivono in aree più disagiate e che invece hanno un'aspettativa molto più bassa.