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L'ECCELLENZA NEL TEST DI MEDICINA?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni del Dottor Giovan Battista Calabrò sul tema in oggetto

Il Presidente: Dott. Ottavio Di Stefano


L'ECCELLENZA NEL TEST DI MEDICINA?


La sanità italiana è notoriamente una eccellenza di caratura mondiale. Ne è esempio recente la scoperta -grazie a uno studio condotto da medici ricercatori italiani del Bambin Gesù di Roma, pubblicato sul "New England Journal of Medicine"- di un nuovo anticorpo in grado di combattere malattie molto rare e finora considerate senza cura. L'anticorpo ha il nome di "canakinumab". A tacere di altri numerosi traguardi italiani nel campo dell’arte medica.
Si tratta di professionisti che hanno formato la propria competenza attraverso un lungo e approfondito corso di studi. E che non hanno svolto il concorso per l’accesso alla facoltà di medicina, considerato che la sua introduzione risale al 1999 e che per conseguire una laurea sono necessari sei anni più almeno altri tre (che possono estendersi fino ad altri sei) per una specializzazione, quindi almeno nove anni in tutto, ammesso di completare gli studi in corso.
Si potrebbe addirittura credere che, forse, questi stessi luminari che il mondo ci invidia non sarebbero diventati eccellenti medici se avessero dovuto sottostare al superamento del test di ingresso. Cosa ha a che fare con la professione medica (esempi di domande realmente sottoposte ai candidati) il sapere che carica ricoprisse Strauss-Kahn prima di essere sostituito? O sapere se il museo Massimo stia o meno a Roma? O in quale articolo della Costituzione sono nominati i Patti Lateranensi?
Il fatto è che questo test può essere superato agevolmente da chiunque abbia una attitudine particolare al completamento della Settimana Enigmistica; una qualità non necessariamente richiesta a un bravo medico.
In un momento storico nel quale la carenza di medici in Italia è sotto gli occhi di tutti sarebbe forse utile aprire le porte della facoltà di medicina non solo agli enigmisti, ma a chiunque lo desideri; sarà poi il corso di studi a sopperire alla carenza del numero chiuso. Chiunque abbia frequentato la facoltà sa bene che se non c’è una forte motivazione, alla fine del primo anno si opta per un corso diverso.
Sarebbe ora di eliminare il test d’ingresso e rendere l’università stessa un test d’ingresso nel mondo del lavoro, rendendola più seria e selettiva, puntando a creare nuovi e validi professionisti attinti da chiunque abbia amore per la materia, non solo tra gli appassionati di enigmistica da spiaggia.

Calvisano
Dott. Giovan Battista Calabrò