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CONTRIBUTO ALL'ORDINE DOPO LA PUBBLICAZIONE DI BRESCIAMEDICA "40 ANNI DOPO PASSATO, PRESENTE, FUTURO"

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Dottor Gabriele Zanola

Il Presidente: Dott. Ottavio Di Stefano


CONTRIBUTO ALL'ORDINE DOPO LA PUBBLICAZIONE DI BRESCIAMEDICA

"40 ANNI DOPO PASSATO, PRESENTE, FUTURO"

 

La lettera della dr.ssa Tiziana Frusca relativa alla legge 194 sul giornale dell’Ordine di novembre “40 anni dopo”  ha suscitato in me e diversi colleghi molte perplessità. Personalmente credo che l’ascolto di donne in maternità in 30 anni almeno, in ambulatorio , o nelle sedi  del volontariato a protezione della maternità, insieme a colleghi e colleghe,volontarie e persone di buona volontà,  dica in alcuni casi qualcosa di diverso. Il numero di interventi praticati (quasi 6 milioni,con le conseguenza sociali che comporta) consiglia un momento di riflessione. Ci sono molte donne che non hanno avuto alcun aiuto dalla 194 perché  è stata poco applicata,non si sa perché, la parte preventiva, .  Porto un esempio tra i tanti : una donna 35enne saliva anni fa alla Ginecologia del Civile per informarsi su come prenotare l’ IVG di un 3° figlio molto imprevisto e contrastato dal partner. Vede per caso, sulle scale, un manifesto del numero verde di sostegno a donne in maternità (SOS VITA 8008-13000)esposto ad opera di una volontaria in accordo con la Direzione di allora. Chiama perché è in dubbio sulla scelta ; la relazione andava bene finchè ha dichiarato la maternità a lui che le ha proposto l’IVG.Lei non sa che fare . Le risponde una volontaria qualificata e inizia un dialogo telefonico che diventa una relazione di aiuto, continuata poi presso il CAV(Centro di aiuto alla vita) di Brescia (03044512) ,ora in vicolo S. Clemente 25; riceve anche un appoggio  economico per almeno 18 mesi.  Successivamente verrà aiutata per gravi problemi economici che aveva al momento della decisione(debiti di famiglia pesanti). La figlia che attendeva allora  è oggi una bella ragazza che frequenta la scuola secondaria. Molto amata dalla madre e dalla famiglia. In breve sostanza: se la donna non è sola, può prendere coraggio e ascoltare il suo desiderio profondo. Le storie di gravidanze incerte sono diversissime come le motivazioni. Se può interessare c’è un libretto economico edito da poco da Interlinea :”Donne in cerca di guai”con prefazione di Claudio Magris (avventure di maternità)che riporta storie come questa con tutti gli ingredienti avventurosi delle vite personali.
Un’altra storia :  24enne studentessa laureanda viene indirizzata per l’ascolto al centro vita  da parenti. La sua storia sentimentale, di qualche anno, si interrompe inaspettatamente quando dice al partner che è incinta. Lui tentennava ma  sembravano andare verso un rapporto stabile ; ora lui non si sente di proseguire. La gravidanza “inaspettata” lo trova non convinto e si ferma. Lei non vuole assolutamente ritrovarsi”ragazza-madre” ed è in profondo smarrimento.  Ricapitola con la volontaria, per alcuni colloqui, la sua storia. Insieme trovano una nuova prospettiva, dopo giorni di paziente riflessione: portare avanti la gravidanza,che pure desiderava, nella famiglia di origine; con appoggio della volontaria psicologa. Esce passo passo dall’abulia della delusione e progetta la vita in modo nuovo, lentamente. Alla nascita riceve l’appoggio anche di persone inaspettate. Mi telefona per caso anni dopo: ”sa che con la bambina è andata veramente bene: ho ripreso dopo la pausa gli studi e ora sono diventata quello che volevo! “.  Tempo dopo un’altra ragazza ancora ,operatrice sanitaria, viene intercettata dalle colleghe molto turbata. E’incinta, lui non  vuole diventare padre, lei non vuole tornare in famiglia assolutamente. Faccio l’IVG o no?. Presentata da colleghe all’èquipe di sostegno (sempre CAV) la ascoltiamo; legge per suo conto la documentazione sulla maternità che mettiamo a disposizione. Si mette a riposo e soppesa le ragioni del sì e del no. Mentre va in auto con questi pensieri-ci racconterà- sta cercando “un segno”per decidere. La storia è perfino comica: passa al rosso, urta un’altra auto che procede col verde e da questa cui scende una donna: ”sono incinta all’8° mese! Vuoi farmi abortire??”  Il piccolo shock, sarà casuale,  le fa prendere la palla al balzo e salta il fosso, decidendo per la gravidanza; aiuterà poi lei stessa altre donne. Un’altra deve fare l’IVG il lunedì. 2 giorni prima incontra la madre single di un bambino di 8 anni che la convince involontariamente con la sua storia semplice. Lei darà al figlio il nome dello stesso “volontario”inatteso.  Potrei raccontare altre vicende raccolte.  Due con esito negativo. ….. Una parente anni fa indirizzò al Centro per la vita Brescia una ragazza 16enne incinta dopo relazione breve con compagno di lavoro di origine straniera. Era incerta e la famiglia in discordia .Mettendomi in ascolto e approfondendo l’anamnesi emergeva che la madre era morta da poco e lei si sentiva sola. Riferiva un sogno al 2° colloquio: la madre le sorrideva e teneva in braccio un bambino di poche settimane. Il sogno poteva indicare una possibilità positiva. La ragazza seguì poi la forte pressione della parentela ostile alla relazione e andò ad abortire.
Donna 36enne, 3° gravidanza, 10° settimana circa, già sottoposta a preanestesia, accompagnata da familiare all’IVG. Ferma la procedura. ll ginecologo la richiama alla realtà:”rifletta e decida”. La familiare la accusa di non avere cervello a essersi messa in quella situazione…”nessuno mi ha aiutato…bastava un incoraggiamento…”mi riferisce.  Gli operatori non conoscevano la tempesta interiore della signora. Troppa fretta. Riprende l’IVG…. Poi non riesce a liberarsi dal dubbio di aver sbagliato. Depressione.   Come si vede la “narrazione” apre aspetti nuovi. Sono pochi i casi di cui parliamo?Ci riferiscono “solo” 200.000 circa i nati  in Italia,seguiti da centri vita,che erano indirizzati all’IVG, 2.000 a Brescia. Minoranza. 800.000 in Italia le donne accompagnate nella maternità. Ma con la sola 194 applicata in senso destruens queste storie non ci sarebbero state. Per questo va rinforzata la prevenzione. Altro che limitare l’obiezione di coscienza….Domandiamoci PERCHE’dei medici sono stati indotti a obiettare…  In Italia, dopo quasi 6 milioni di ivg(sono poche?), forse ci sarebbe da valutare,ripeto,  se è stata fatta sufficiente prevenzione (con informazione, sostegno psicologico e sociale).
 
 
“Un docente di liceo di lingue classiche negli anni ‘70 ci ripeteva a lezione che voleva instillarci “il dubbio” a proposito del metodo di studio. Non capivamo ,allora che Il dubbio è l’anticamera della conoscenza .Tornando alla lettera della collega mi ha colpito la sua sicurezza  nell’ esordio: “prima della legalizzazione gli aborti oscillavano tra 200.000 e 600.000 per anno”. Dubbio : il dato è documentato? da 40 anni faccio anamnesi ma mi sembra di non trovare una ricorrenza così elevata  di IVG nelle donne pre ’78. La collega dice fuggevolmente  che la legge  non crede sia stata una vittoria delle donne ,ma “un prezzo” e questo ,incontrando donne in ambulatorio passate per l’IVG lo confermo senz’altro: casi  di depressione maggiore in pz senza familiarità depressiva; lutto prolungato;incubi;odio per i partner,destabilizzazione dell’equilibrio emotivo.  Questi effetti secondari sono noti .Non sappiamo il livello di informazione delle donne pre intervento .Alcune ,intervistate,dicono che non l’avevano messo in conto.  La dr.ssa  accantona nel seguito dell’articolo poi il prezzo da pagare per le donne per dire che “è una grossa conquista di civiltà”…che “la legge tutela la salute della donna”,nel senso del rischio  dato da un’ IVG clandestina .Vero,sull’immediato.   Continuando poi si cita una fonte(istituto Guttmacher) che afferma che in Italia “ resta lo scoglio degli obiettori”  (la collega non dice che è una ONG,non un ente scientifico;negli USA alcune fonti sostengono esserci enti che da decenni fanno robusti finanziamenti per denatalità :ivg,sterilizzazione,…Questo ente come si colloca?che finalità ha?).Inoltre le donne italiane avrebbero grandi difficoltà . Qualcuno di noi a Brescia e provincia incontra donne che “non riescono ad abortire” perché manca personale? Non mi sembra. La domanda che non c’è nel testo invece è: perché gli obiettori sono tanti? Che cosa  spinge il personale medico e sanitario in genere a chiedere l’esenzione dal fare IVG? Se guardi un’ecografia alla 12° settimana ti vengono dei dubbi legittimi ,dal punto di vista del piccolo  . Ma anche le storie descritte sopra di donne che cambiano  completamente visione nel giro di poco tempo suggeriscono prudenza. Nella relazione svolta all’Ordine nel convegno sulla 194 nel mese di dicembre una collega ginecologa proiettava una diapositiva di un feto alla 12° settimana e constatandone la vitalità piena come essere diceva che per questo aveva deciso di non partecipare a interventi di questo tipo,con obiezione di coscienza. Altri decidono liberamente di parteciparvi per consentire alle donne richiedenti di poterlo fare. Scelte libere entrambe e motivate. La collega ginecologa dimentica poi un aspetto importante: la realtà della situazione natalità italiana ed europea: Disastrosa .Manca quasi completamente il sostegno alla natalità,come invece si vede in piccolo per esempio  in Alto Adige. Questo è il punto chiave per il prossimo futuro. Ultimo punto: perché per esempio  alla Clinica Mangiagalli di Milano ginecologi non obiettori,fin dall’inizio hanno fatto alleanza col volontariato  e l’ hanno voluto DENTRO l’ospedale,qualificato poi addirittura con il suo consultorio, per aiutare donne incerte nella scelta sulla gravidanza dal 1980 a tuttora,con forti finanziamenti? Questo è un aspetto storico rilevante. Il modello viene copiato anche in altri centri milanesi .Lì La legge viene applicata da sempre ,  più sul versante preventivo . Anche a  Brescia da anni ASL e poi  ASST ha una  convenzione col volontariato per la gestione del Bonus Famiglia (ex.Nasko). E’ una buona strada.

Gabriele Zanola