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L'ARTE DELLA MEDICINA. DOPO L'ETA' DELL'ORO: A COSA SERVE LA MEDICINA?

Seamus O’Mahony, The Lancet, 4 maggio 2019

 

Sintesi a cura del Dottor Renzo Rozzini
Direttore Dipartimento Unità di Cura Sub-Intensiva - Unità di Geriatria per Acuti - Unità di Cura Sub-Acuti
Fondazione Poliambulanza Istituto Ospedaliero - Brescia


Nell'episodio pilota di The Sopranos, il personaggio principale, Tony Soprano, riflette sulla mafia: "Ultimamente ho la sensazione di essere arrivato alla fine. Il meglio è finito". È probabile che il medico che si è laureato a cavallo degli anni 80 provi da tempo un sentimento simile, viva quotidianamente la fine dell'età dell'oro della medicina.

Dalla metà degli anni '30 alla metà degli anni '80 si è assistito all'arrivo della penicillina, al primo studio randomizzato controllato che dimostrava l’efficacia della streptomicina contro la TBC, al trapianto di organi, all'endoscopia, alla TC e alla risonanza magnetica, all'eradicazione del vaiolo, alla scoperta della doppia elica del DNA, alla vaccinazione di massa. Prima del '30 le principali minacce alla vita umana erano la tubercolosi, il tetano, la sifilide, la febbre reumatica, la polmonite, la meningite, la polio. I grandi problemi degli anni '30 e '40 sono letteralmente scomparsi.

Negli ultimi anni la ricerca è cresciuta esponenzialmente, ma rispetto ai risultati raggiunti nell'età dell'oro, i progressi a vantaggio dei pazienti sono stati modesti, certamente non spettacolari. La medicina oggi contribuisce relativamente poco alla salute nei paesi ad alto reddito, mentre la povertà, la mancanza di istruzione e la deprivazione socioeconomica sono i driver di cattiva salute globale.

Le persone nei paesi ad alto reddito sono sempre più scontente della medicina che riguarda principalmente le malattie degenerative e la vecchiaia, e che è di aspettative insoddisfatte e non realistiche, di delusioni.
I medici sono altrettanto infelici, consapevoli che i loro poteri sono limitati, ma caricati di un numero sempre maggiore di responsabilità e richieste. a) gli ospedali sono in parte diventati centri di smistamento di anziani che necessitano di assistenza sociale; b) le normali variazioni nel comportamento umano e le emozioni sono oggetto di interesse e terapia farmacologica; c) il medico è chiamato a risolvere con farmaci problemi esistenziali.
Che fare? Se la medicina è diventata una pseudo-religione dobbiamo incoraggiare i nostri pazienti all'apostasia, alla rinuncia.
Dobbiamo ammettere di aver sopravvalutato le nostre conoscenze e promesso troppo ai nostri pazienti, dobbiamo anche ammettere che la guerra contro la morte è impossibile da vincere e concentrare le nostre energie invece su un'equa condivisione globale di ciò che già sappiamo e abbiamo, verso una medicina che valorizza la guarigione e il sollievo della sofferenza.
E’ possibile? È improbabile. Forti forze sociali quasi sicuramente faranno prevalere lo status quo caratterizzato dal gigantesco potere delle company internazionali della salute, facilitato dal declino della politica e delle professioni, dalla la sclerosi del rispetto e della regolamentazione, dal narcisismo di Internet e dei social media e, soprattutto, dalla piccolezza spirituale del nostro tempo che vorrebbe ridurci a macchine digitalizzate che hanno bisogno di sorveglianza e manutenzione costanti.
Il complesso medico-industriale ha ormai superato il punto di svolta, è probabile stia facendo più male che bene alle persone che dovrebbe servire.
Ci sono due semplici domande da porre su qualsiasi nuovo sviluppo in medicina: a) a chi giova, e b) rende la vita più vivibile?
La medicina contemporanea dovrebbe invece fare propria la sua missione primigenia "rendere le condizioni della vita umana ovunque più sopportabili".
Ecco a cosa serve la medicina.

Per consultare l'articolo integrale>>>>cliccare qui

 

Immagine: Pietro da Cortona, L'età dell'Oro, 1637-1641, Firenze, Palazzo Pitti